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Associazione Gli amici di Chicco

Una favola per non dimenticare

C’era una volta , qualche anno fa , una casa dove regnava la pace, l’amore , la gioia di vivere. Una famiglia composta da un papà, una mamma e da una bambina di nome Martina . Credevano che tutto ciò fosse quanto di più bello si potesse desiderare. Ma furono costretti a ricredersi . Un giorno, infatti, la cicogna bussò alla porta e consegnò loro un piccolo cucciolo d’uomo che in apparenza non mostrava alcun segno particolare. Purtroppo solo in apparenza , perché per uno strano scherzo della natura , quel principino era un piccolo disabile con problemi genetici e cerebrali rarissimi . Il suo arrivo imponeva una scelta difficile, molto difficile. Accettarlo per ciò che era o abbandonarlo a se stesso. Ai suoi genitori , ed a nonna Giovanna, bastò incrociare il suo sguardo ed il suo sorriso per capire . Si tennero per mano ed insieme iniziarono il loro cammino di vita e di lotta quotidiana contro quella rarità, contro la lunghezza e gli ostacoli della burocrazia e contro tutte quelle persone inutili e ricche della loro pochezza che li circondavano . Ma erano felici . Si rivolsero allora alla fata Mariella che fin dal primo incontro capì di avere trovato in lui non un paziente , ma un figlio. Tra di loro si instaurò un rapporto di amore e complicità che nulla e nessuno potè mai interrompere. Grazie alla bravura della fata il piccolo inizio ad approcciarsi alla vita , iniziò ad utilizzare le sue manine , i suoi piedini , ad osservare il mondo che lo circondava . Nel frattempo i suoi genitori iniziarono un percorso di studio alla ricerca di medici ed ospedali dove poter trovare informazioni o soluzioni per ridurre i suoi deficit . Iniziarono i primi viaggi in giro per il regno , le prime visite , i primi riscontri ma anche le prime delusioni. Fortunatamente ad ogni rientro c’era sempre la fata Mariella ad attenderli e tanta, tanta terapia da fare. I giorni trascorrevano tra alti e bassi , tra un piccolo traguardo raggiunto e la paura per un semplicissimo raffreddore. Con il passare dei mesi si affiancò alla fata un nuovo personaggio: il mago “Gerardo” . Anche lui non potè fare a meno di restare colpito dalla forza di volontà e dall’amore che quel piccolo ometto sapeva trasferire. Le loro “tera-magie” iniziavano a renderlo sempre più forte , a fargli reggere il capo, a tenersi dritto. Un giorno giunse la notizia di un piccolo centro americano dove attraverso cicli di terapie intensive ed all’uso di ossigeno era possibile supportare questi piccoli angeli nel loro difficile cammino. Purtroppo però il Dio denaro la faceva da padrona ed ancora una volta questa famiglia doveva fare una scelta. Scelsero di continuare a lottare , di privarsi di tutto ,soprattutto della propria dignità e di chiedere aiuto ai propri concittadini . Decisero di farlo senza grandi proclami o grandi apparizioni mediatiche . L’inizio fu difficile . I due genitori girarono per fiere e per paesi alla ricerca di un aiuto morale ed economico . Tante persone chiusero loro la porta in faccia , altri la voltarono altrove perché memori della loro precedente condizione sociale. Eppure non si scoraggiarono mai ed andarono avanti . A quel tempo la notizia giunse alle orecchie di due paladini , Enzo e Michele , che vollero conoscere la sua storia , incontrarlo . Da allora i due lo seguirono ovunque , privarono le proprie famiglie della loro presenza , portarono via tempo al loro lavoro , coinvolsero Romolo e Fortunato in tante iniziative . Ora quei genitori non erano più soli . Ai nuovi paladini si aggiunse il condottiero Ametrano e la sua armata . Insieme in una calda domenica abbracciarono il loro piccolo amico e lo invitarono a lottare , a sperare, a non “ mollare mai “ . Coniarono per lui la frase che avrebbe portato in giro per il mondo . Ora la sua storia , il suo esile fisico , la sua faccina paperinosa era divenuta il simbolo di una gara solidale capace di unire in un unico intento un sempre crescente numero di uomini e donne di ogni rango , ma soprattutto persone semplici con un grande cuore . Da ogni angolo del pianeta giungevano aiuti. Pur non conoscendolo , bastava guardare una sua foto, un suo video , un suo sorriso per aprirgli la porta del proprio cuore. Una parte di ciò che il Dio denaro voleva fu raggiunto . Nelle valigie i genitori riposero non solo ciò che poteva servire, ma anche tanto amore e tanta speranza. La fatina Lucia organizzò tutti i loro spostamenti ed il viaggio iniziò . Furono dieci mesi di intenso lavoro , di privazioni , di gioie e di immancabili dolori. Ma al termine quel bambino si stava trasformando in un piccolo ometto. Al suo rientro la sua sorellina ,Martina, si privò della sua cameretta , dei suoi spazi , dei suoi giochi , la casa divenne un piccolo centro terapeutico . Il falegname, il fabbro ,i pasticcieri ed i cortigiani tutti si adoperarono per fornire al loro piccolo amico tutti gli strumenti che aveva usato nei precedenti viaggi . Intanto la Diabolica, il fedele Luca , la sartina Donata , la mitica Lisa e l’encomiabile Arturo continuavano a tenere acceso l’interesse per questo bambino che sentivano sempre più loro. Nel frattempo le fate erano diventate tre : a Mariella si erano aggiunte Annamaria e Fortuna . Le sue condizioni psico-fisiche miglioravano . Il lavoro e le “tera-magie” avevano raggiunto il livello desiderato . Era tanta la sua voglia di conoscere, di soddisfare la sua curiosità, che il tempo sembrava non bastasse mai . Non solo , ma era diventato anche un piccolo studente . Con piccoli ausili era riuscito in pochissimo tempo ad integrarsi alla classe , a stringere amicizia con i suoi compagni , a partecipare fattivamente ai lavori propostigli e soprattutto ad avere già la sua amichetta del cuore. Ad attenderlo ogni pomeriggio la sua amata sorellina . Lei che lo aveva tanto desiderato , lei che aveva saputo attendere e soffrire in silenzio , lei che non lo aveva mai abbandonato , lei che lo aveva sempre seguito in ogni viaggio ed in ogni momento della sua breve esistenza ora aveva un fratellino . Trascorsero tre mesi intensi e felici in cui i genitori preparavano fin nei minimi particolari il nuovo viaggio e le nuove terapie da sostenere . Il piccolo ometto regalava loro ogni giorno nuove emozioni , sedeva a tavola e con disinvoltura gettava in terra ciò che gli veniva proposto,iniziava a gironzolare per casa con il suo fedele deambulatore combinando i primi piccoli pasticci , ma soprattutto giocava per ore con la sua sorellina facendo dimenticare le sue disabilità . Ma quando la vita sembrava arridergli ecco il più tragico dei finali . Ogni favola che si rispetti termina con la classica frase “ …e vissero felici e contenti “ . Beh , questa favola non termina così . In una fredda mattina di dicembre il piccolo principe ha smesso di lottare . Nulla lasciava presagire quanto sarebbe accaduto . Il suo corpo iniziò a non rispondere alle sollecitazioni esterne , il suo sguardo era perso nel nulla , il suo respiro diveniva sempre più affannoso. La mamma ed il papà tentarono di tenerlo in vita , ricorsero alle cure dei medici . In un attimo tutto sembrava svanire . La sua vita era appesa ad un esilissimo filo pronto a spezzarsi in qualsiasi momento . Eppure chi lo ha veramente amato sperava e confidava nella sua grande voglia di vivere e nel suo forte cuore . Le ore sembravano interminabili . Per i medici le sue condizioni non promettevano più nulla di buono . Eppure lui attendeva il suo papà e la sua mamma e non mollava . Finalmente l’ora delle visite ….. un lettino, un corpo spento e pieno di fili, tubi, macchine che tentavano di aiutarlo , di tenerlo in vita . Il piccolo principe era irriconoscibile . Il suo papà e la sua mamma in quei terribili momenti hanno capito che sarebbero stati insieme per l’ultima volta . Piccole frasi sussurrate . Il suo cuore ha un sussulto . Ci sta salutando. Ora l’orologio sembrava aver mosso velocemente le sue lancette . Alle 23,45 il suo piccolo cuoricino ha smesso di battere. Per il nostro piccolo principino la magia era terminata .

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